Il Testamento

Il testamento rappresenta l’unico strumento possibile per poter disporre dei propri beni dopo la morte. E’ un atto personale, non può cioè essere redatto da terzi o da un rappresentante.

È, quindi,uno strumento prezioso che ci consente di disporre dei nostri beni dopo la morte, di tutelare i nostri cari e, se lo desideriamo, di beneficiare anche altri soggetti, Enti, Associazioni.

La pratica testamentaria è erroneamente ritenuta complessa e costosa, privilegio di chi possiede un grande patrimonio: in realtà è un gesto di civile previdenza che può riguardare ciascuno di noi.

Perchè scegliere di fare Testamento e Come decidere

Nel corso della vita si fanno molte scelte importanti, ma una delle più significative è quella che si può prendere per aiutare chi verrà dopo di noi.

Per questo è sempre utile sapere come si può scrivere il proprio testamento, ovvero come usare al meglio lo strumento sovrano per manifestare le proprie volontà in favore delle persone a noi care.

Manifestare le proprie volontà con il testamento è perciò una scelta libera e spontanea di attenzione e solidarietà a favore delle persone per noi importanti, familiari e non.

Ora vediamo di seguito  le sue caratteristiche

L’art. 587 del codice civile definisce così il testamento: “Il testamento è un atto revocabile con il quale taluno dispone, per il tempo in cui avrà cessato di vivere, di tutte le proprie sostanze o di parte di esse”.

 Sono  prerogative essenziali del fare testamento, garantite dalla legge, la libertà e la revocabilità.

 La libertà di disporre dei propri beni per testamento è totale solo in mancanza di familiari prossimi; se invece il testatore ha parenti stretti, può disporre per testamento solo di una parte del proprio patrimonio.

La libertà del testatore è garantita dalle norme che vietano:

  • i patti successori (ogni disposizione successoria contenuta in un contratto o legata a disposizioni successorie di altri è nulla);
  • il testamento congiunto (atto unico con il quale due persone dispongono in favore di un terzo);
  • il testamento reciproco (atto unico con il quale due persone dispongono dei propri beni in modo simmetrico, ovvero uno a favore dell’altro).

Il testamento può essere revocato in ogni momento, senza alcuna limitazione:     nessuno può rinunciare alla facoltà di revoca e ogni clausola o condizione posta alla revocabilità è nulla.

Tipi di testamento

Il nostro ordinamento giuridico prevede tre forme ordinarie di testamento, cui poi si aggiungono i cosiddetti testamenti speciali (art. 601 c.c. e seguenti ):

IL TESTAMENTO OLOGRAFO: è la forma di testamento più semplice ed economica poiché viene redatto dal testatore, in modo semplice e senza alcun costo. Il testamento deve essere scritto in maniera semplice e con disposizioni chiare.

Il documento può essere scritto su un foglio di carta, ma affinché sia valido deve rispondere ad alcuni  requisiti formali:

 

  • essere scritto interamente a mano da colui che fa testamento( quindi senza utilizzare computer, macchina da scrivere );

 

  • riportare la data completa di giorno, mese e anno;

 

  • essere firmato dal testatore per esteso (nome e cognome).

Modalità di conservazione:

 Benché non sia obbligatorio, è possibile depositare il testamento presso uno Studio notarile, al fine di evitarne lo smarrimento e garantirne la conservazione. Si suggerisce, pertanto, di seguire questi semplici passaggi:

  • di farne 2 fotocopie, annotando gli eventuali riferimenti (nome, cognome, indirizzo) del notaio presso cui si è scelto di depositarlo;
  • di inviare una copia al beneficiario e riporre la seconda in un luogo sicuro.

Benché molto semplice e di comune utilizzo, questa forma testamentaria presenta alcuni svantaggi:

  • possibilità di distruzione ad opera di terzi;
  • possibilità di smarrimento;
  • possibilità di errori;
  • possibilità di falsificazioni;
  • possibilità di contestazioni circa l’autenticità del documento;
  • difficoltà di interpretazione in caso di disposizioni particolarmente complesse.

Al fine di evitare tali problematiche, è possibile fare ricorso al :  

TESTAMENTO PUBBLICO :  viene ricevuto dal notaio in presenza di due testimoni.  Il notaio, in qualità di pubblico ufficiale, provvede alla stesura dell’atto, sotto dettatura del testatore.

Il documento deve essere firmato dal testatore, dal notaio e dai testimoni e deve essere custodito presso lo studio notarile fino alla sua apertura. Le persone non vedenti dovranno ricorrere al testamento pubblico e, qualora non fossero in grado di firmare il documento, alla presenza di quattro testimoni.

Una volta redatto, il testamento, sia pubblico che olografo, può essere in ogni momento revocato oppure modificato.

Il testamento pubblico presenta notevoli vantaggi:                                                                                    

  • rigoroso accertamento della volontà del testatore;
  • nessuna possibilità di smarrimento o sottrazione;
  • forza probatoria tipica dell’atto pubblico;
  • garanzia di conformità all’ordinamento giuridico;

possibilità di utilizzo anche da parte di chi non potrebbe ricorrere al testamento olografo, quali ad esempio analfabeti, stranieri o impossibilitati a scrivere.

IL TESTAMENTO SEGRETO: è un tipo di disposizione non diffuso nella prassi. Si tratta di un testamento di cui il Notaio e i testimoni ignorano il contenuto. Alla presenza di due testimoni il Notaio riceve il testamento, che può essere sigillato dal testatore stesso o dal Notaio al momento del ricevimento il quale redige un semplice verbale di ricevimento

I TESTAMENTI SPECIALI: sono testamenti ai quali si ricorre solo quando non è possibile redigere un testamento ordinario. I testamenti speciali prevedono una semplificazione delle formalità ma la loro validità è limitata.

Cosa si può lasciare in eredità

Tutti i beni possono essere oggetto di lasciti testamentari : una somma di denaro, beni mobili, beni immobili, fondi di investimento e polizze sulla vita.

È importante ricordare che l’indicazione di cosa si vuole lasciare per testamento deve essere più semplice e chiara possibile.

Se si desidera  lasciare una somma di denaro è bene indicare nel testamento l’importo e dove esattamente la somma è depositata (presso quale ente o istituto bancario/altro).

Se si intende lasciare un bene immobile, bisogna indicare l’esatta ubicazione, via, civico, località, provincia, in modo da garantire la corretta identificazione del bene.

Chi può farlo

 Possono disporre testamento tutti coloro che non sono dichiarati espressamente incapaci dalla legge ( art. 591 c.c. ). Sono incapaci di testare i minori e gli interdetti per infermità di mente.

Revoca

 Il testamento può essere sempre revocato o modificato. È nulla ogni clausola con la quale il testatore rinunci o si impegni a non modificare o a non revocare il suo testamento ( art. 679 c.c. ).

In presenza di più testamenti che dispongano in modo diverso resta comunque valido sempre quello redatto in data più recente, e le disposizioni di quelli anteriori valgono solo se non sono in contrasto con quelle dei testamenti successivi o non sono da questi espressamente revocati.

Nel redigere testamenti successivi è opportuno dichiarare espressamente  che si revocano i testamenti precedenti. (es:(revoco ogni precedente disposizione testamentaria, ed in particolare il testamento scritto in data……… . ).

 Una volta scritto il testamento olografo è consigliabile sottoporlo all’esame di un professionista per accertarsi della sua perfetta regolarità e chiarezza.

Senza testamento non è possibile decidere la destinazione di quanto si possiede ed è  bene ricordare che, in mancanza di eredi e di testamento, i beni passeranno allo Stato.

Tutela degli eredi legittimari  

La legge tutela alcune categorie di familiari (legittimari), riservando agli stessi una quota di eredità (legittima) anche contro un’eventuale volontà del defunto espressa per testamento. Questi soggetti sono i discendenti (figli e nipoti), gli ascendenti (genitori, nonni, e così via) e il coniuge. Ricordate però che, c’è sempre una quota disponibile per cui il testatore può disporre come desidera.

A seconda della esistenza o meno di tali soggetti al momento del decesso, o di alcuni soltanto di essi, la legge prevede, con calcoli a volte molto complicati, quale sia la quota di eredità riservata a costoro, considerando anche i debiti del defunto ed eventuali donazioni da lui effettuate in vita, e quale sia, quindi, la quota di eredità (disponibile) di cui il testatore può disporre liberamente a favore di chi vuole.

C’è, quindi, un limite alla libertà di fare testamento: se il testamento lede i diritti di un legittimario, questo potrà agire in giudizio per renderle inefficaci. 

È fondamentale, quindi, in questi casi rivolgersi ad un professionista per evitare futuri, dolorosi contenziosi familiari e, soprattutto, problemi di commerciabilità per i beni oggetto del testamento.

Grazie alla specifica competenza in materia successoria, il professionista potrà suggerire, in caso di testamento  pubblico, le soluzioni migliori per raggiungere  il risultato voluto dal testatore, nel rispetto  della normativa vigente, evitando eventuali  clausole o disposizioni nulle perché  in contrasto con le norme di legge.

Naturalmente tutti questi argomenti li approfondiremo, quando tratteremo le successioni.

Polizze vita

Una modalità che viene sempre più utilizzata per  beneficiare in modo particolare alcuni eredi e non , è la stipula di una polizza vita con l’indicazione del beneficiario in caso di morte.

L’importo che verrà maturato con il decesso dell’intestatario della polizza e che andrà a beneficio di chi è indicato all’atto della stipula, non è parte del patrimonio ereditario; di conseguenza non sono applicabili le norme relative alle quote di legittima.

L’assicurazione sulla vita è una forma estremamente interessante per la sua semplicità e per i vantaggi insiti che sono,  anche vantaggi di tipo fiscale.

Infatti, i premi di volta in volta pagati sono ammessi quali oneri detraibili in occasione della propria dichiarazione dei redditi. L’indicazione del beneficiario nella polizza può essere cambiata in qualunque momento.

  Tu Cosa ne pensi del Testamento ?                                                                                                                   

 L’articolo ti è stato utile?                                                                                                                           

 L’hai trovato interessante?                                                                                                               

 Condividilo sui tuoi social e commentalo con le tue idee o proponi le tue richieste di chiarimento qui di seguito!

A presto, mi raccomando: continuate a seguirci su www.venditacasafacile.it      E, soprattutto, fatemi sapere cosa ne pensate!

Noi siamo qui.

Un abbraccio virtuale a tutti.

 

Elena & Nicola

                                                                                           

 

 

 

Cos’è il Trust, come funziona, a cosa serve

 

Il trust è la situazione giuridica che si verifica in ogni caso in cui un soggetto disponente  decide unilateralmente di spogliarsi, per un determinato periodo di tempo, di tutti o di alcuni dei propri beni, e/o diritti, trasferendoli ad un terzo soggetto detto trustee, affinché questi raggiunga un certo scopo meritevole di tutela dal nostro ordinamento, articolo 2645-ter C.C. . Il termine Trust viene usualmente tradotto con il termine di  Affidamento o con Fiducia.

Nel trust viene spesso prevista la figura del cosiddetto guardiano o protector al quale, possono essere attribuite quattro funzioni:

1) l’esercizio di poteri dispositivi o gestionali (comunemente la revoca e nomina trustee);

2) esprimere il proprio placet su determinate decisioni assunte dal trustee;

3) Impartire direttive o istruzioni al trustee per il compimento di specifici atti;

4) funzione di controllo sull’operato del trustee. 

Lo scopo viene  indicato dal disponente e mediamente si tratta dello svolgimento di un’attività, giuridica o materiale, relativa ai beni che gli vengono affidati (immobili, partecipazioni, denaro, strumenti finanziari). In poche parole, lo schema è il seguente: il Sig. Rossi cede la proprietà di un proprio bene al Sig. Bianco  affinché questi esegua gli incarichi assegnategli dal sig Rossi. Il che potrebbe far figurare il Sig Bianco come una sorta di prestanome, anche se tale, propriamente, non è.

Una delle finalità maggiormente ritenute meritevoli di tutela da parte dell’ordinamento è quella della tutela dei minori e dei soggetti diversamente abili: spesso, come visto, le disposizioni testamentarie prevedono che i minori abbiano un godimento limitato dei beni fino alla maggiore età o che i soggetti diversamente abili possano godere dei beni in trust senza esserne pieni proprietari magari mediante l’ausilio e l’assistenza di terzi soggetti indicati nel trust.

Un esempio: i genitori  anziani di un figlio disabile possono affidare un determinato patrimonio al trustee affinché il reddito di questi beni sia destinato al pagamento delle spese di assistenza, cura, svago e istruzione del figlio.

Altro motivo che può indurre un soggetto a ricorrere al trust è la tutela del patrimonio per finalità successorie: di frequente un trust viene costituito allo scopo di tutelare un patrimonio nel passaggio generazionale o dallo sperpero ad opera di soggetti incapaci di amministrarlo, dediti al gioco o affetti da eccessiva prodigalità.

Altre finalità del Trust possono essere quelle di beneficenza o la costituzione di forme di investimenti e pensionistiche: i piani di investimento pensionistici ed i fondi comuni  sono derivazione dei  trust fund  anglosassone.

Il trust è uno  strumento giuridico che ha origine nei paesi anglosassoni , di recente, ha fatto ingresso nel nostro ordinamento e si è evoluto in forme sempre più articolate. È  uno strumento utilizzato per “proteggere” i propri beni immobili o diritti da rischi, tra i quali un eccessivo indebitamento della famiglia.

Esso Viene sempre più affermandosi come strumento, alternativo al fondo patrimoniale ed è volto, come dicevamo prima, a salvaguardare i beni della famiglia o dell’impresa dalle avversità della vita: vediamo di cosa si tratta e come funziona.

Attualmente il riconoscimento giuridico, da parte del nostro Paese, interno del trust scaturisce dalla Legge 16 ottobre 1989, n. 364: Ratifica ed esecuzione della convenzione sulla legge applicabile ai trusts e sul loro riconoscimento, adottata da L’Aja il 1° luglio 1985, entrata in vigore il 1 gennaio 1992.                                                                                                             

Si tratta, quindi di un istituto riconosciuto in Italia ma non regolamentato dalla legge italiana. La legge applicabile andrà quindi scelta volontariamente dal disponente nell’ambito delle giurisdizioni che ammettano e disciplinano in modo specifico il trust (esempio l’Inghilterra, il Jersey, ecc).

La definizione di trust potrebbe spaventare, apparendo forse un po’ complessa. Ma lo schema è estremamente facile. Cercheremo quindi di darvi qualche semplice indicazione.

Caratteristiche essenziali

Gli elementi caratterizzanti il trust sono i seguenti:

1) i beni in trust costituiscono una massa distinta e non sono parte del patrimonio del trustee;

2) i beni in trust sono intestati al trustee  o ad altro soggetto per conto del trustee;

3) il trustee è investito del potere e onerato dell’obbligo, di cui deve rendere conto, di amministrare, gestire o disporre dei beni in conformità alle disposizioni del trust;

4) il disponente può conservare alcuni diritti e facoltà.

Come si evince quindi, la Convenzione non dà una definizione di trust, ma evidenzia quali sono quegli elementi e quei comportamenti minimi ed essenziali. Ogni trust deve avere delle regole che disciplinano sia il suo funzionamento, sia i doveri del trustee, sia la sua sostituzione e così via.

A cosa serve il trust?

Il trust è utile non solo per risolvere problemi personali familiari, ma anche quelli d’impresa.

Un esempio: è il caso di chi tenta di organizzare un efficiente passaggio generazionale dell’azienda e, più in generale, del patrimonio dell’imprenditore; per impedire che l’azienda di famiglia finisca sotto il controllo di un figlio non adatto al compito e così via.

Restano, è vero, i casi “patologici”: ad esempio, c’è chi ancora cerca di utilizzare il trust come un sofisticato escamotage per dribblare le regole ereditarie o per sfuggire ai creditori, il Fisco in particolare. Soprattutto nei casi di “posizionamento” del trust all’estero in Stati a fiscalità privilegiata. Ma queste operazioni sono sempre più nel mirino della Guardia di finanza.

Qualche consiglio pratico

Proprio per questo, occorre fare un paio di fondamentali considerazioni. Anzitutto, se è vero che il trust è di ormai ampia utilizzazione, è anche vero che si tratta comunque di una questione assai complessa: e quindi la regola secondo cui qualsiasi questione professionale non può essere affrontata con superficialità o dilettantismo vale qui a maggior ragione.

L’altra essenziale avvertenza è che, come già detto, il trust è fortemente caratterizzato dal fatto che il trustee diventa effettivo proprietario dei beni che gli sono affidati dal disponente e deve attuare il programma che il disponente gli ha indicato.

Da ciò deriva che non può aversi un trust se sono stabilite regole che permettano al disponente di smontare la struttura a suo piacimento oppure se egli conserva sui beni del trust un insieme di poteri tali da ridurre il trustee al ruolo di mero esecutore materiale o di prestanome.

Anche la qualità del trustee non è irrilevante perché, se in alcuni casi è normale che sia uno stretto familiare del disponente o dei beneficiari, in molti casi la “tenuta” del trust è fortemente correlata all’indipendenza del trustee rispetto agli altri soggetti del trust e dal fatto che abbia caratteristiche di soggetto professionale, dotato di autonomia di giudizio.

In altri termini, dalla non indipendenza del trustee o dalla invasività del disponente potrebbe derivare che è stato istituito non un trust ma un semplice rapporto di mandato: con la conseguenza che i beni del trust, seppur intestati al trustee, ancora in effetti appartengono al disponente. In questo caso i creditori del disponente possono aggredire i beni del trust per soddisfare le loro ragioni, ciò che invece non accade se il trust è “vero”.

La creazione di un Trust

In relazione alle modalità di istituzione di un trust, esse sono molto semplici. L’unico requisito richiesto è la forma scritta.

In Italia, la prassi è quella di far autenticare l’atto istitutivo da un Notaio oppure, se si vuole adottare una procedura più rigorosa come nei casi in cui vi siano dei beneficiari che sono soggetti deboli, di procedere con l’atto pubblico.

Va ricordato che una cosa è l’istituzione di un trust, cioè l’atto che contiene le regole, la nomina del trustee e dei beneficiari, altro è l’atto di trasferimento in trust dei beni che serviranno al trustee per porre in essere il programma definito e voluto dal disponente.

Come funziona il Trust

La principale caratteristica del Trust,come già evidenziato prima, è il fatto che i beni che si vogliono vincolare in Trust non sono più di proprietà del Disponente, ma diventano di proprietà del Trustee, , il quale a sua volta li gestisce con i diritti ed i poteri di un vero proprietario nell’interesse di uno o più Beneficiari e/o per la realizzazione di uno scopo specifico,pur non facendo parte del patrimonio personale di quest’ultimo. Infatti :

– I beni sono trasferiti dal disponente al trustee (posti sotto il suo controllo) e costituiscono il fondo in trust.

– I beni in trust sono separati dal patrimonio personale del trustee e non fanno parte del suo regime patrimoniale o della sua successione (quindi non vengono trasferiti agli eredi del trustee).

– I creditori personali del trustee non possono aggredire i beni del fondo in trust.

– Il trustee è investito del potere e onerato dell’obbligo, di cui deve rendere conto, di amministrare, gestire o disporre dei beni secondo i termini del trust e le norme particolari impostegli dalla legge.

– I beni in trust sono “separati” e dunque non sono soggetti alle pretese di:

  1. a) creditori personali del trustee, giacché non rientrano nel suo regime patrimoniale, matrimoniale né in quello successorio;
  2. b) creditori del disponente, perché non fanno più parte del suo patrimonio (salva l’ipotesi di revocatoria ordinaria e fallimentare);
  3. c) creditori dei beneficiari sino a che costoro non ricevono tali beni dal trustee.

In sostanza, il trust non è un ente dotato di personalità giuridica, ma un insieme di beni e rapporti destinati ad un fine determinato e formalmente intestati al trustee, che è l’unico soggetto di riferimento nei rapporti con i terzi non quale legale rappresentante, ma come colui che dispone del “diritto”, per cui l’effetto proprio del trust non è quello di dare vita ad un nuovo soggetto di diritto, ma quello di istituire un patrimonio destinato ad un fine prestabilito.

I beneficiari

Esistono varie tipologie di beneficiari: beneficiari del reddito e beneficiari del Fondo.

I beneficiari del reddito sono coloro i quali possono esser oggetto di attribuzioni reddituali (ad es. l’immobile trasferito in trust viene locato e assolte le imposte: ciò che rimane, ove così voluto e previsto dal disponente può esser trasferito al beneficiario). Tali beneficiari possono o meno coincidere con i beneficiari del Fondo.

beneficiari del Fondo sono coloro ai quali, sopraggiunto il termine finale del trust, i beni saranno trasferiti.

Essi, a loro volta, si dividono in beneficiari vested (se egli potrà esercitare immediatamente il suo diritto), e beneficiari contingent (il diritto del beneficiario può essere condizionato all’accadere di eventi in conseguenza dei quali la posizione si estingue). Ciò sta a significare che i beneficiari vested sono quelli già individuati nell’atto, mentre quelli contingent sono quelli che, pur individuati, soggiacciono a una condizione sospensiva, ad esempio devono esser vivi al termine finale del trust.

Tali distinzioni, se non correttamente comprese, individuate e previste nell’atto, possono creare effetti assolutamente deleteri e contrari alla volontà del disponente.

Quando conviene creare un trust

Il trust, in quanto strumento giuridico estremamente flessibile, conviene istituirlo e utilizzato, come già accennato, per vari scopi: per questioni famigliari nella tutela dei soggetti di deboli (ad es: vincolare i beni in Trust a favore di un figlio disabile per la sua tutela futura), nella tutela delle situazioni di fatto quali le convivenze, nella pianificazione e sistemazione di interessi patrimoniali e reddituali della famiglia, per l’organizzazione di un  efficiente passaggio generazionale dei beni o delle quote  dell’azienda e del patrimonio dell’imprenditore oppure con funzione di garanzia in luogo delle fidejussioni.

Va sfatata la credenza che, per fare un trust, occorra avere grossi patrimoni: vi sono trust che hanno valori irrisori il cui vero cuore non è ciò che contiene, ma lo scopo che si vuole tutelare.

Costi

I costi si dividono in tre ambiti:

Il costo di istituzione: dipenderà dalla libera pattuizione che si raggiunge col professionista che redige l’atto di trust.

Il costo di trasferimento dei beni: dipende dalla tipologia dei beni e dalla tipologia del beneficiario. Se ad esempio un genitore trasferisce in trust beni immobili a vantaggio di un beneficiario che è il figlio, si applicheranno le norme sulla successione e donazione (impropriamente, perché istituire un trust non significa nominare un erede, né tantomeno porre in essere una donazione), con una franchigia di 1 milione di euro per ogni beneficiario, pagando solo le imposte ipocatastali pari al 3%.

Il costo delle imposte dovute durante la vita del trust (sempre ipotizziamo ad esempio che vi sia un immobile locato) sono disciplinate dal testo unico sulle imposte sui redditi.

È possibile conferire i beni in trust in spregio dei creditori e dei diritti dei legittimari?

La risposta è ovviamente negativa. La Convenzione  prevede puntualmente il divieto di porre in essere trust lesivi delle norme sulla successione e sulla protezione dei creditori in caso di insolvenza.

Inoltre Il D.L. n. 83/2015, già ampiamente esposto nell’articolo sul fondo patrimoniale, ha introdotto il nuovo art. 2929 bis C.C. che nella sua attuale formulazione, rischia di avere un effetto limitante sull’utilizzo dei trust, ma anche – e soprattutto – sulle donazioni ed i fondi patrimoniali. Vediamo perché:

Il nuovo Art. 2929 -bis  C.C. rubricato “Espropriazione di beni oggetto di vincoli di indisponibilità o di alienazioni a titolo gratuito” in sostanza dispone che: il creditore ha un anno di tempo dalla data di trascrizione del vincolo di indisponibilità (ad es.: il Trust) o della donazione per  far pignorare l’immobile o il bene mobile registrato del debitore, anche senza avere ottenuto la revocatoria dell’atto. 

Quindi, se prima dell’introduzione del nuovo art. 2929 – bis C.C., era il creditore a dover provare con la revocatoria di aver subito un pregiudizio dagli atti di disposizione patrimoniale messi in atto dal debitore cercando di ottenerne la dichiarazione di inefficacia nei suoi confronti, ora, si presume di fatto una mala fede del debitore che ha posto in essere donazioni o vincoli di destinazione al proprio patrimonio e la possibilità per il creditore di procedere direttamente con l’esecuzione.

L’unico vincolo del creditore per poter utilizzare questa nuova procedura rapida, è che egli deve trascrivere il pignoramento entro un anno dalla trascrizione della donazione o del vincolo di indisponibilità.

Il debitore potrà dunque ovviamente opporsi all’esecuzione, ma potrà ad esempio accadere che il suo immobile gli venga pignorato e venduto all’asta e che, solo successivamente, si giunga ad una sentenza che confermi la validità dell’atto di Trust, di donazione o del fondo patrimoniale e, dunque,l’illegittimità della vendita forzata.

In conclusione, si può quindi affermare che, ad oggi  l’efficacia di tutti gli atti di trust, donazione, fondo patrimoniale ed altri vincoli di destinazione è subordinata al trascorrere di 1 anno dalla trascrizione nei registri immobiliari.

Ciò non significa che lo strumento del Trust non sia più efficace e non vada più utilizzato per gli scopi leciti e meritevoli di tutela già citati, in quanto tale norma è volta – giustamente – ad eliminare le “ingiustizie” dell’utilizzo dei Trust in frode ai creditori di cui si è dovuta purtroppo occupare numerose volte la nostra giurisprudenza.

 

Tu Cosa ne pensi del Trust?                                                                                                                  

L’articolo ti è stato utile?                                                                                                                           

 L’hai trovato interessante?                                                                                                                

Condividilo sui tuoi social e commentalo con le tue idee o proponi le tue richieste di chiarimento qui di seguito!

A presto, mi raccomando: continuate a seguirci! E, soprattutto, fatemi sapere cosa ne pensate!

Noi siamo qui.

Un abbraccio virtuale a tutti.

 

Elena & Nicola