La Donazione

Che cosa è la donazione

La donazione è il contratto disciplinato dall’art. 769 del codice civile con il quale, per spirito di liberalità, una parte, detta donante, arricchisce l’altra, detta donatario, disponendo a favore di questa di un bene patrimoniale o di un suo diritto. Si può parlare di donazione anche quando il donante assume verso il donatario un’obbligazione.

Chiarendo il concetto della norma civilistica, la donazione è quindi un contratto attraverso il quale una parte (donante) ne arricchisce un’altra (donatario) attraverso  un bene, che può essere di qualsiasi tipo, mobile o immobile, fatta eccezione per i beni altrui o futuri.

Possiamo affermare, quindi, che gli elementi essenziali della donazione sono due:

1) lo spirito di liberalità del donante;

2) l’arricchimento del donatario.

Concentrando l’attenzione sui beni immobili, la donazione è dunque una delle modalità attraverso le quali un individuo può diventare proprietario di un’abitazione.

L’oggetto della donazione

La donazione può comprendere tutti i beni del donante, mentre se ha ad oggetto beni futuri, secondo l’art. 771 c.c., è nulla rispetto solo a questi ultimi.

Infatti quando l’atto comprende beni presenti e futuri, la nullità colpirà solamente la parte relativa a questi ultimi e non tutto l’atto. Quando le donazioni hanno ad oggetto una universalità di cose, di cui il donante conservi il godimento trattenendola presso di sé, si considerano comprese nella donazione anche le cose che vi si aggiungono successivamente, a meno che dall’atto risulti una diversa volontà.

Causa e motivi della donazione

Nella donazione, la causa è costituita dalla spontanea volontà del donante  di arricchire l’altra parte contrattuale, senza corrispettivo, con il conseguente proprio impoverimento. La causa della donazione, analogamente agli altri contratti, non si identifica con il motivo, ovvero la ragione per cui si decide di donare.

Tuttavia, attesa la gratuità del negozio e l’incidenza negativa dello stesso sul patrimonio del donante, nella donazione viene riconosciuto eccezionalmente rilievo ai motivi del donante: così, ove risulti dall’atto di donazione e sia il solo che ha determinato il donante a compiere la liberalità, l’errore sul motivo, sia di fatto o di diritto, e il motivo illecito, possono portare all’invalidità della donazione (art. 787, 788 c.c.).

Chi può donare e chi può ricevere la donazione: vediamo di seguito i soggetti coinvolti

Per poter effettuare una donazione, il soggetto donante, con riferimento all’art. 774 c.c., deve avere i seguenti requisiti:

  • Avere piena capacità di disporre del bene oggetto di donazione, intendendo, pertanto, con tale espressione la capacità di agire,ovvero detenerne tutti i diritti di proprietà: per questa ragione non è possibile donare beni altrui o futuri, e poter compiere atti che comportano un mutamento della consistenza del patrimonio, capacità che si raggiunge solitamente col compimento della maggiore età;
  • Essere pienamente capace di intendere e di volere al momento della sottoscrizione dell’atto di donazione.
  • Come diretta conseguenza del punto precedente, non possono donare gli interdetti, gli inabilitati e gli incapaci naturali.

Se questi requisiti non vengono rispettati, la donazione può essere annullata su richiesta del donante o dei suoi eredi. È possibile un’eccezione per le donazioni da parte di un minore o di un inabilitato nel caso in cui queste vengano fatte all’interno di un contratto di matrimonio, purché queste vengano effettuate con l’assistenza di chi esercita la potestà, la tutela o la curatela dei soggetti sopra.

Anche le persone giuridiche, quindi tutti quegli enti resi soggetti di diritto dall’ordinamento, possono effettuare una donazione, purché questo sia previsto nello statuto o nell’atto costitutivo delle stesse.

In merito, invece, alla capacità di ricevere, il codice, in deroga alla disciplina generale sulla capacità giuridica, analogamente alle disposizioni per il testamento, statuisce che la donazione può essere fatta anche ai nascituri, pur se non ancora concepiti (art. 784 c.c.). In tal caso, l’accettazione viene fatta dai futuri genitori secondo le regole dettate dagli art. 320 ed 321 c.c. e i beni vengono amministrati dal donante o dai suoi eredi, salvo diversa disposizione.

La legge consente anche alle persone giuridiche di riceverle (al riguardo non è più richiesta l’autorizzazione amministrativa all’accettazione, né la presentazione dell’istanza di riconoscimento per gli enti non riconosciuti).

La donazione è atto personale che non ammette, quindi, rappresentanza, salvo la possibilità, per il solo donante, di una procura speciale attraverso la quale conferire a un terzo l’incarico di designare il donatario tra una categoria di soggetti (persone fisiche o giuridiche) o di cose indicate dallo stesso (art. 778 c.c.).

Riepilogando per quanto riguarda il beneficiario della donazione  (donatario), questo può essere costituito sia da persone fisiche che da associazioni. In caso di donazione a un privato cittadino, esiste un unico limite per quanto riguarda il soggetto che può diventare donatario, posto dall’articolo 779 del codice Civile, che afferma che è nulla la donazione a favore del tutore o del protutore.

Come si costituisce

Elemento essenziale della donazione è la forma: infatti, essa deve essere conclusa per atto pubblico alla presenza di due testimoni; pertanto, l’intervento del notaio è necessario al fine di disporre dei propri beni a titolo di donazione.

La necessità dell’atto pubblico si giustifica con l’importanza dell’atto di donazione e per gli effetti sul patrimonio del donante che deve essere, oltre che capace d’intendere di volere, pienamente consapevole dell’atto che sta facendo e di tutte le conseguenze che ne derivano.

Fatta eccezione per quelle di modico valore di cui all’art. 783 c.c. per la cui validità è sufficiente la tradizione del bene, è necessaria, quindi, a pena di nullità, la forma dell’atto pubblico. Pertanto,nel caso in cui si intenda effettuare una donazione di un immobile ad uso abitativo, gli obblighi da rispettare da parte del donante sono i seguenti:

  • Far redigere il contratto di donazione nella forma di atto pubblico da un notaio in presenza di due testimoni poiché la forma dello stesso è un elemento essenziale ai fini del perfezionamento del contratto stesso;
  • Il notaio incaricato di redigere l’atto deve effettuare alcune verifiche preliminari sull’immobile (visure catastali e visure ipotecarie) al fine di identificare con precisione il bene oggetto di donazione;
  • Una volta che l’atto pubblico è stato stipulato, il notaio deve provvedere alla registrazione del contratto e alla trascrizione dello stesso;
  • L’accettazione può essere fatta nell’atto stesso o con atto pubblico posteriore. In questo caso la donazione non è perfetta se non dal momento in cui l’atto di accettazione è notificato al donante. Prima che la donazione sia perfetta, tanto il donante quanto il donatario possono revocare la loro dichiarazione.

N.B. Se la donazione riguarda cose mobili, l’art. 782 richiede che – nello stesso atto o in una nota a parte sottoscritta dal donante, dal donatario e dal notaio – le stesse siano specificate e ne sia indicato il valore. Ciò a pena di invalidità della donazione per la parte relativa alle cose non specificate e valutate.

Effetti della Donazione

La donazione è uno strumento idoneo a soddisfare molteplici interessi. Infatti, è possibile inserire apposite clausole “condizionioneri ” per soddisfare alcune specifiche esigenze (per esempio, ti dono questa casa con l’onere di prestarmi assistenza fino alla morte ).

Assai comune è la donazione di un immobile con riserva di usufrutto a vantaggio del donante: ciò significa che il donante si spoglia anticipatamente della proprietà del bene trattenendo per sé l’usufrutto, che si estinguerà automaticamente al momento della morte (o al termine stabilito); il donante che si è riservato l’usufrutto avrà il godimento del bene (per esempio, potrà viverci o riscuotere eventualmente l’affitto) ma ne sopporterà anche le spese ordinarie e le eventuali imposte.

Oltre agli elementi essenziali elencati, analogamente agli altri contratti, anche per la donazione trovano applicazione gli elementi accidentali della condizione, del termine e del modo.

In particolare, la condizione può essere risolutiva ,come nel caso della condizione di reversibilità ex art. 791 c.c. che stabilisce il ritorno dei beni al donante in caso di premorienza del donatario e sospensiva ,subordinando il prodursi dell’efficacia al verificarsi di un evento futuro, come nella fattispecie della condizione sospensiva mista della donazione obnuziale, subordinata al verificarsi del matrimonio.

Quanto al termine, sulla base dell’ordinaria disciplina in tema di contratti, il donante può apporre un termine iniziale (a partire dal quale la donazione avrà efficacia) o finale (fino al quale la donazione avrà efficacia).

La donazione, infine, può essere gravata da un onere o modo (c.d. “donazione modale“) a carico del donatario, il quale, tuttavia ex art. 793 c.c., non è tenuto al suo adempimento oltre i limiti del valore della cosa donata. In caso di onere illecito o impossibile, lo stesso si intende come non apposto, rendendo tuttavia nulla la donazione laddove abbia costituito il solo motivo determinante.

L’inadempimento del donante

L’inadempimento degli obblighi derivanti dalla donazione è sottoposto, data la natura gratuita dell’atto, ad una disciplina meno rigorosa di quella che vige per ogni altro contratto: la sua responsabilità è limitata all’ipotesi di dolo o colpa grave (art. 789 c.c.).In particolare, la garanzia per evizione è dovuta solo se il donante l’ha espressamente promessa, se dipende dal dolo o dal fatto personale a lui attribuibile ovvero, nei casi di donazione con oneri per il donatario o di donazione remuneratoria, è dovuta fino alla concorrenza dell’ammontare degli stessi oneri o dell’entità delle prestazioni ricevute dal donante (art. 797 c.c.).Quanto alla garanzia per vizi della cosa, salvo patto speciale, è dovuta solo se il donante sia in dolo (art.798 c.c.).

L’invalidità della donazione

In merito all’invalidità della donazione, oltre ai casi di annullabilità e nullità previsti, analogamente agli altri contratti, in conseguenza del mancato rispetto degli elementi essenziali e delle disposizioni espressamente sancite dal codice; donazione di cose future; ecc.), la disciplina presenta affinità con quella stabilita per il testamento, per esempio, nella rilevanza rivestita dall’errore sul motivo e dall’illiceità del motivo che rendono rispettivamente annullabile e nulla la donazione, se risultano dall’atto e siano i soli che hanno determinato il donante a compiere la liberalità (ex artt. 787 e 788 c.c.).

In ogni caso, da qualunque causa dipenda, la nullità della donazione ex art. 799 c.c. non può essere fatta valere dagli eredi o aventi causa del donante che, conoscendo la causa della nullità hanno, dopo la sua morte, confermato la donazione o vi hanno dato volontaria esecuzione.

La revoca della donazione

La donazione, come ogni contratto, può sciogliersi solo per le cause  tassative di natura etico-sociale previste dalla legge. In particolare, può essere revocata ai sensi dell’art. 800 c.c.:

  • per ingratitudine del donatario: cioè qualora il donatario abbia commesso atti particolarmente gravi nei confronti del donante o del suo patrimonio;
  • per sopravvenienza di figli: cioè qualora il donante abbia figli o discendenti ovvero scopra di averne successivamente alla donazione;
  • La revoca non è ammessa per le donazioni obnuziali e quelle remuneratorie.

È attivabile su iniziativa unilaterale del donante che ha infatti il  diritto potestativo( ll diritto potestativo è la situazione giuridica soggettiva  che consiste nell’attribuzione di un potere  a un soggetto  allo scopo di tutelare un suo interesse) di togliere efficacia alla donazione nei casi da essa previsti, non occorre alcuna dichiarazione del donatario.

Diverso è il caso dell’azione revocatoria, la quale richiede la frode ai creditori, i quali sono i soli legittimati ad agire. La sentenza che pronuncia la revocazione condanna il donatario alla restituzione dei beni: non pregiudica i terzi che hanno acquistato diritti sulla cosa donata prima della proposizione della domanda, fatti salvi gli effetti della trascrizione della domanda stessa.

Fate attenzione alla donazione fatta a legittimari del donante è considerata dalla legge un anticipo di eredità: ciò significa che, al momento della morte del donante, essa dovrà essere imputata alla quota riservata.

Tutela degli eredi legittimari

Proprio con riferimento ai rapporti tra la donazione e la futura successione del donante, occorre sapere che la donazione è un atto “a rischio”, che può pregiudicare la successiva circolazione dei beni donati o l’ottenimento di un finanziamento garantito dal bene donato.

La legge, infatti, tutela alcune categorie di familiari (legittimari), riservando agli stessi una quota di eredità (legittima)  anche contro una volontà del defunto espressa in una donazione. Questi soggetti sono i discendenti (figli e nipoti), gli ascendenti (genitori, nonni, e così via) e il coniuge: se le donazioni, pur sempre valide ed efficaci, al momento della morte del donante dovessero risultare, dopo calcoli molto complicati, lesive dei diritti di un legittimario, questo potrà agire in giudizio per renderle inefficaci (azione di riduzione).

La tutela del legittimario, inoltre, può coinvolgere anche terzi che abbiano acquistato diritti dal donatario, comprese le banche che per la concessione di un mutuo abbiano ricevuto in garanzia un immobile oggetto di donazione. Infatti, qualora il donatario non abbia beni sufficienti per soddisfare le eventuali pretese del legittimario, si potrà chiedere la restituzione del bene all’acquirente stesso (azione di restituzione), il quale avrà la facoltà di liberarsi con il versamento di una somma corrispondente.

È bene precisare che i legittimari non possono rinunciare al loro diritto di agire in giudizio, finché colui della cui eredità si tratta è ancora in vita, neanche prestando il loro assenso alla donazione; solo quando il donante sarà morto, potranno prestare acquiescenza alla donazione compiuta.

In questo articolo cercheremo di restare concentrati e comprendere come funziona la donazione di un immobile, quindi vedremo quali sono gli adempimenti da rispettare, quali sono le imposte sugli immobili donati e chi è tenuto a versarle.

Costi : imposte a carico del beneficiario

Nonostante consista nel trasferimento a titolo gratuito, la donazione di un immobile comporta l’obbligo di versamento di alcune imposte all’Agenzia delle Entrate. Queste sono tutte a carico del donatario, ovvero di colui che beneficia del bene, e sono nello specifico:

  • Imposta di donazione;
  • Imposta di registro;
  • Imposta ipotecaria;
  • Imposta catastale;

Vediamole una per una nello specifico, facendo attenzione ai casi in cui il pagamento delle stesse non è dovuto qualora si verifichino determinate condizioni.

Imposta di donazione

Il pagamento o meno di tale imposta viene determinato in base a delle franchigie ben precise, che coincidono con quelle stabilite per le successioni e che variano a seconda del rapporto che intercorre tra i due soggetti sottoscriventi. Questo significa che se il valore dell’immobile donato è inferiore alla franchigia determinata per ciascun caso, l’imposta non è dovuta.

Le imposte e le franchigie previste dalla legge sono le seguenti:

  • Donazione di un immobile a un figlio, al coniuge o ai genitori: 4% di imposta sul valore dell’immobile, da versare se questo supera la cifra di 1.000.000 (un milione) di euro;
  • Donazione di un immobile a fratelli e sorelle: 6% di imposta sul valore dell’immobile, quando questo supera la cifra di 100.000 ( centomila) euro;
  • Donazione di un immobile a parenti fino al quarto grado in linea retta(cugini): 6% di imposta sul valore dell’immobile, qualsiasi esso sia;
  • Donazione di un immobile a parenti affini in linea collaterale fino al terzo grado (figli di fratelli e sorelle): 6% di imposta sul valore dell’immobile, qualsiasi esso sia;
  • Donazione di un immobile a un qualsiasi altro soggetto  escluso dai casi citati sopra: 8% di imposta sul valore dell’immobile, qualsiasi esso sia;
  • Donazione di un immobile a persona cui è riconosciuta un’invalidità: anche se non intercorre nessun legame di parentela con il soggetto invalido, l’imposta da versare sarà dell’8%, ma solo nei casi in cui il valore dell’immobile superi la cifra di 1.500.000 ( un milionecinquecentomila) euro.

Imposta di registro

Normalmente il suo ammontare è pari a 200 euro, ma la legge stabilisce che questa spesa non deve essere sostenuta quando il valore dell’immobile sia inferiore alla franchigia determinata per ciascuno dei casi descritti al punto precedente.

Imposta ipotecaria

Nello specifico caso della donazione di un immobile va versata anche l’imposta ipotecaria, pari al 2% del valore dell’immobile.

Imposta catastale

Anche questa imposta è strettamente legata alla donazione dell’immobile e ammonta in quasi tutti i casi all’1% del valore dell’immobile. Fanno eccezione quegli immobili che rientrano nei requisiti “prima casa”: in questo caso l’imposta è determinata nella misura fissa di 50 euro.

Tutte le imposte sopra descritte sono da versare al notaio al momento della sottoscrizione dell’atto, il quale provvederà poi al pagamento effettivo presso l’Agenzia delle Entrate.

In considerazione della complessità dei problemi che possono nascere da una donazione è opportuno farsi consigliare da un professionista esperto che potrà indicare le soluzioni giuridiche che possano evitare futuri, dolorosi contenziosi familiari e rilevanti problemi di commerciabilità dei beni donati. Il professionista ha un ruolo centrale al fine di pianificare gli assetti futuri della famiglia con professionalità, serenità e consapevolezza.

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Noi siamo qui.

Un abbraccio virtuale a tutti.

 

 Elena & Nicola

Fondo patrimoniale: cos’è e come funziona?

Cos’è il fondo patrimoniale?

È un vincolo che viene costituito, attraverso l’atto di un notaio, su beni immobili (una casa, un terreno, ecc.), titoli di credito (per esempio, le quote di una società per azioni), beni mobili registrati (per esempio, un’automobile).

Esso è stato introdotto con la riforma del diritto di famiglia del 1975 (che ha sostituito il precedente strumento del patrimonio familiare con il quale la titolarità dei beni e, quindi, l’amministrazione, restava in capo al coniuge costituente).

Al contrario di ciò che comunemente si crede, immettere i beni nel fondo patrimoniale non comporta un mutamento nella titolarità dei beni stessi; Ma essi rimangono intestati al proprietario, e nel caso di comunione dei bene, ad entrambi.
Lo scopo del fondo è di destinare i beni in esso inseriti ai bisogni della famiglia. Pertanto, il suo effetto principale è che, per legge, i beni che vi sono compresi, e i loro redditi, non possono essere aggrediti , cioè soggetti a esecuzione forzata, dai creditori sorti dopo la costituzione del fondo e purché i loro crediti riguardino obbligazioni per scopi estranei ai bisogni della famiglia.

Il fondo, per fare un esempio pratico, non è aggredibile dai fornitori della ditta individuale di uno dei due coniugi.

Al contrario, invece, per quanto riguarda i debiti sorti prima della costituzione del fondo, essi potranno impugnare la costituzione del fondo patrimoniale, con una azione revocatoria, se riescono a provare che tale fondo è stato creato al solo scopo di frodare i creditori .

In questo caso, la causa deve essere intrapresa entro cinque anni dalla costituzione del fondo, dopo questo termine, il fondo diventa irrevocabile e definitivo, anche se fatto in frode ai creditori.

La dimostrazione che i creditori erano a conoscenza che il debito era stato contratto per scopi estranei ai bisogni della famiglia spetta sempre ai titolari del fondo (coniugi).

Se la revocatoria viene vinta dai creditori, il comportamento del debitore è passibile anche di sanzioni penali, soprattutto se si tratta di debiti fiscali o nei confronti dello Stato.

Fino a poco tempo fa, rimaneva in forse l’efficacia del fondo patrimoniale nei confronti del fisco, ma le recenti pronunce dei giudici hanno fugato ogni dubbio: anche i debiti fiscali devono fermarsi di fronte ai beni costituiti in fondo patrimoniale, se non si tratta di debiti sorti per soddisfare i bisogni della famiglia.

Il fondo patrimoniale può essere costituito sui beni di proprietà di uno solo dei coniugi o di entrambi. Come già detto, la costituzione del fondo non implica necessariamente il trasferimento dei beni, che restano intestati a chi ne era già proprietario. Il fondo si può ampliare in qualsiasi momento, facendovi affluire ulteriori beni, con un nuovo atto notarile.

Possono creare un fondo patrimoniale solo le coppie sposate quindi, non le coppie di fatto.
Lo stesso deve essere annotato sull’atto di matrimonio altrimenti, la casa è pignorabile.Il fondo patrimoniale non comporta, come già detto, nessun trasferimento della proprietà o del possesso del bene a favore di terzi, ma implica solo che il bene medesimo viene assoggettato a una destinazione che è vincolante: soddisfare i bisogni della famiglia e preservarla contro eventuali difficoltà future.

La scelta di immettere i beni nel fondo patrimoniale rende più contorto il loro regime di gestione.Infatti, se da un lato entrambi i coniugi possono disgiuntamente amministrare il fondo, secondo le regole della comunione legale, è però necessario il consenso di entrambi i coniugi per la vendita dei beni costituiti in fondo, anche se il proprietario è uno solo di essi.

Inoltre, se nella famiglia ci sono figli di minore età, la vendita dei beni compresi nel fondo deve essere autorizzata dal tribunale.

Questa regola, però, può essere derogata inserendo nell’atto costitutivo del fondo una clausola che consente di disporre dei beni senza bisogno dell’autorizzazione del tribunale, anche in presenza di figli minori; In questo caso, è possibile vendere liberamente i beni o stipulare un mutuo.

Il costo della costituzione del fondo non dipende dal valore o dal numero dei beni, di qualsivoglia natura, in esso compresi. Esso ammonta a circa € 1.500, compresi i costi notarili.

In estrema sintesi, il fondo patrimoniale garantisce la conservazione di alcuni beni dall’attacco di crediti che siano sorti successivamente e per ragioni estranee ai bisogni della famiglia.

È Uno dei sistemi più usati dagli italiani per sottrarre i propri immobili alle aggressioni dei creditori, esso è ormai entrato nella normalità delle famiglie, specie quelle degli imprenditori.

Il mito, però, che i beni destinati nel fondo patrimoniale non possono più essere aggrediti da nessun creditore è Falso, o comunque frutto di ingannevoli informazioni. La falsa credenza deriva dall’art. 170 del C.C., che dice: “l’esecuzione sui beni del fondo e sui frutti di essi non può aver luogo per debiti che il creditore conosceva essere stati contratti per scopi estranei ai bisogni della famiglia”. L’articolo del C.C. ha fatto credere ai più superficiali che ci fosse una specie di “blindatura” sicché il fornitore che non era stato pagato rimaneva a bocca asciutta.
Da ciò ne consegue che :

1) I beni inseriti nel fondo sono aggredibili sempre nel caso di debiti contratti per soddisfare i bisogni della famiglia.

2) I beni del fondo non sono, invece, attaccabili per i debiti contratti per bisogni estranei alla famiglia, ma purché: tali obbligazioni siano insorte dopo la costituzione del fondo; oppure, nel caso di obbligazioni sorte anteriormente, siano decorsi cinque anni dalla costituzione del fondo.

Se, invece, non sono ancora decorsi cinque anni dalla costituzione del fondo, i creditori per debiti esterni alla famiglia, sorti anteriormente alla costituzione del fondo, possono impugnare il fondo con l’azione revocatoria. Essi però, devono dimostrare che il debitore ha costituito il fondo con l’unico intento di frodare i creditori.

Tre sono le ipotesi in cui la casa e gli altri immobili inseriti nel fondo patrimoniale possono essere aggrediti:

 se entro il primo anno dalla sua costituzione uno o più creditori iscrivono nei pubblici registri un pignoramento immobiliare, i beni inseriti nel fondo possono essere sempre aggrediti e messi in vendita all’asta, senza bisogno di un giudizio di revocatoria; in pratica, basta solo confrontare le date di iscrizione del fondo e del pignoramento e se tra le due non è passato più di un anno, il fondo è attaccabilissimo ed è come se non fosse mai stato costituito;

 nei primi cinque anni dalla sua costituzione il fondo patrimoniale può essere sempre oggetto di azione revocatoria, volta a renderlo inefficace e a pignorare gli immobili inseriti.
Chi agisce, però, deve provare che il fondo è stato costituito con l’intento di frodare i creditori: il che si dimostra agevolmente quando il debitore non ha altri beni utilmente pignorabili oltre a quelli protetti nel fondo. In pratica, il fatto che il debitore ha vincolato nel fondo i suoi beni di maggior valore è una valida prova del suo intento fraudolento;

 anche dopo i cinque anni, e senza limiti di tempo, possono ipotecare e pignorare i beni inseriti nel fondo i SOLI creditori sorti per debiti necessari a soddisfare i “bisogni della famiglia”.In questo caso, il fondo patrimoniale è attaccabile senza bisogno di revocatoria.

L’ultimo dei tre punti appena visto è stato interpretato in modo così ampio dalla giurisprudenza da rendere il fondo patrimoniale pressoché inutile. Chi infatti credeva che per “esigenze familiari” dovessero intendersi solo quelle legate al sostentamento del coniuge e dei figli (spese scolastiche, imposte sulla casa, oneri condominiali, obbligazioni per l’acquisto di beni di primaria necessità, ecc.) si sbagliava di grosso e ora si trova tra le mani uno strumento – il fondo patrimoniale – che potrebbe non tutelarlo più.

I giudici ritengono, infatti, che anche i debiti,in particolar modo quelli tributari, conseguenti all’esercizio dell’azienda rientrano tra le “esigenze familiari” e, come tali, consentono di attaccare il fondo patrimoniale senza limiti di tempo, anche dopo la scadenza dei termini per la revocatoria.

I principi appena espressi valgono anche quando il creditore è Equitalia (dal primo luglio 2017 Agenzia delle Entrate-Riscossione). L’Agente per la riscossione è legittimato ad agire contro la casa inserita nel fondo patrimoniale – benché sia scaduto il termine di cinque anni per la revocatoria – per recuperare le imposte evase nell’esercizio dell’attività aziendale: difatti, se è vero che, nel primo quinquennio, chiunque possa far revocare il fondo quando costituito per frodare i creditori; è anche vero, che – dopo tale periodo – gli immobili inseriti nel fondo restino comunque sempre pignorabili, se il debito fosse sorto per esigenze familiari; Con tali, intendendosi anche quelle di natura fiscale (IVA,INPS e IRAP ) legate all’attività d’impresa.

Via libera dunque a Agenzia delle Entrate – Riscossione che può pignorare l’immobile costituito nel fondo patrimoniale dei coniugi anche se i crediti tributari per i quali agisce il concessionario scaturiscono dall’attività imprenditoriale del marito o della moglie.

NOTA BENE: E’ vero che il fondo patrimoniale serve ad assicurare il tenore di vita che i coniugi hanno inteso attuare. Ma anche i risparmi che si ottengono non pagando tributi e contributi previdenziali – sebbene provengano dall’attività imprenditoriale – danno, comunque, luogo a debiti contratti per i bisogni familiari sui quali si riflettono. Ed è altrettanto valido per le spese sostenute per potenziare la capacità lavorativa dei coniugi.

Da ciò ne consegue che : l’ipoteca sulla casa è legittima, malgrado sia inserita nel fondo patrimoniale, se il debito è dovuto a cartelle esattoriali non pagate.

Ma allora, mi domandano in tanti, da cosa tutela il fondo patrimoniale?

Il fondo patrimoniale resta uno strumento utile solo per difendersi dai creditori per obbligazioni di natura speculativa o voluttuaria, spese quest’ultime che, tuttavia, oggi nessuno può più permettersi.

Quindi, solo i debiti contratti per esigenze di natura voluttuaria o caratterizzate da intenti speculativi danno luogo a esborsi non rientranti nei “bisogni della famiglia” e, come tali, inopponibili al fondo patrimoniale, ma sempre a condizione che siano passati i cinque anni per l’azione revocatoria.

Abbiamo detto all’inizio di questo articolo che il fondo patrimoniale: “E’ uno dei sistemi più usati dagli italiani per sottrarre i propri immobili alle aggressioni dei creditori, che è ormai entrato nella normalità delle famiglie, specie quelle degli imprenditori”.  

 E’ andato follemente di moda  per cercare di ripararsi dai debiti della propria azienda, della professione, e dai mutui che non si riusciva a rimborsare.

Oggi, secondo la mia opinione, possiamo decretare la fine del fondo patrimoniale..

Consiglio: continua a leggere le novità e scioglilo subito !

Tutti si sono dimenticati che la costituzione del fondo patrimoniale è un atto di liberalità a titolo gratuito, sia che si tratti di fondo patrimoniale con trasferimento dei beni, sia che si limiti a mettere a disposizione dei bisogni della famiglia i soli frutti.

Cos’è un atto di liberalità a titolo gratuito? Una donazione.

Dunque, quando si hanno creditori qualcuno pensa, ancora oggi, di poter porre al riparo i propri beni donandoli ai figli?

Spero di no, conosciamo tutti il meccanismo della revocatoria.

La costituzione del fondo patrimoniale è la stessa cosa.

Una donazione ai propri figli e alla propria famiglia, che non può reggere di fronte al principio che la legge preferisce chi deve avere il denaro piuttosto di chi ha ricevuto gratuitamente dei beni. Senza contare poi che la revocatoria colpisce addirittura anche i trasferimenti a titolo oneroso!

In sostanza la costituzione del fondo patrimoniale aveva (ed ha) la sola funzione di far guadagnare un po’ di tempo dalle pretese del creditore, ma anche ciò con notevole controindicazioni, perché il vincolo sul bene impedisce, la giusta possibilità di compiere manovre straordinarie più proficue.

La nuova norma del Dl. 83/15 che di fatto spazzava via il fondo patrimoniale assieme alle donazioni, ai vincoli e ai trust perché lì si prevedeva che entro un anno dalla costituzione del fondo patrimoniale o degli altri vincoli chiunque, e cioè qualsiasi creditore, indipendentemente da qualsiasi credito potesse vantare, aveva il diritto di procedere subito all’esecuzione forzata iscrivendo pignoramento sui beni del debitore.

E’ evidente che l’art. 170 del C.C. veniva spazzato via totalmente perché in applicazione della norma è stata eliminata la distinzione tra beni destinati ai bisogni della famiglia e beni professionali e/o imprenditoriali. Entro l’anno dalla costituzione il fondo, in pratica, non esiste più.

L’unica nota positiva, da mettere in evidenza, è la durata temporale modesta, un anno dalla costituzione del fondo, prevista dalla norma, anche se si tratta di un anno importante perché nessuno costituisce il fondo patrimoniale per difendersi da eventuali rischi quando i rischi sono molto lontani.

Il colpo di grazia al fondo patrimoniale

La gioia per questo limitato effetto temporale della norma è durata ben poco. Con il DL 83/15, trascorso l’anno, si poteva tornare a sperare di potersi opporre alla richiesta di revocatoria da parte del creditore.

Ora oltre al legislatore è intervenuta la Corte di Cassazione che in numerose sentenze ha interpretato in maniera completamente diversa da quanto si credeva il contenuto dell’art. 170 del C.C. . Esso veniva interpretato come punto di separazione tra due tipi diversi di obbligazioni. Da un lato i bisogni immediati della famiglia (una vacanza, l’istruzione dei figli, etc.) dall’altra i veri debiti per l’attività professionale e imprenditoriale.

La Corte di Cassazione ha iniziato con numerose sentenze, una dopo l’altra, a precisare che il concetto di “bisogni della famiglia” deve intendersi in maniera molto più ampia, e cioè come finalità principale della vita del soggetto e della sua famiglia a cui sono preordinate le attività lavorative, professionali e imprenditoriali. Esempio pratico sentenza cassazione del 24 febbraio 2016 N. 3600.

La Cassazione in sostanza si domanda, perché un imprenditore mette su un’azienda o un’impresa e inizia dei rapporti commerciali con altri soggetti? E risponde: per ricavare un reddito da utilizzare per migliorare la propria situazione economica e quella dei propri cari, e cioè della propria famiglia!

Di conseguenza anche l’attività imprenditoriale è, sia pure indirettamente, tesa al soddisfacimento dei bisogni della propria famiglia e quindi rientra nell’ambito di quella casistica che consente al terzo di procedere all’esecuzione forzata immediatamente e senza neppure esperire la revocatoria.

Certamente la Corte di Cassazione non “emette “ le leggi e non emette principi normativi da interpretare, pertanto il discernimento tra i singoli debiti verrà deciso di volta in volta dai giudici.

Come si può comprendere l’indirizzo giurisprudenziale ormai è tale da inibire qualsiasi utilità al fondo patrimoniale, anzi da suggerire, come consigliavo prima, lo scioglimento immediato. Io personalmente,quindi, consiglio l’immediato scioglimento di tutti i fondi patrimoniali esistenti, specialmente quelli creati con finalità di tutela diverse dal reale soddisfacimento dell’interesse astratto della legge, per porre in essere soluzioni alternative e più intelligenti.

Prossimamente dedicheremo degli articoli che riguardano il Trust e le Donazioni ….seguiteci.

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Elena & Nicola

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